Le evidenze archeologiche

IL PIEDISTALLO DI COSTANTINO

Nell’area del foro è presente questo piedistallo che reca un’iscrizione, ora molto consumata, in onore dell’imperatore Costantino. Ai lati del piedistallo ci sono due bassorilievi di natura simbolica: da un lato una vittoria alata, dall’altro lato un trofeo d’armi. Nel primo viene rappresentata una corona, simbolo della vittoria e, sotto i piedi, un globo, in quanto si tratta di una vittoria che portò il vincitore, Costantino, a diventare imperatore. Il secondo bassorilievo lo si può considerare un trofeo d’armi in quanto sono incise corazze, scudi e lance. Anche questo era simbolo di vittoria.

Nell’iscrizione frontale, tra i vari titoli che rappresentano il cursus honorum, la titolatura di Costantino, c’è un aggettivo significativo, DIVO, che significa “divino” e che testimonia il fatto che Costantino fosse morto, visto che l’appellativo divus poteva essere assunto dagli imperatori solo dopo la morte. Il piedistallo, quindi, è databile al IV sec. d. C., precisamente dopo l’anno 337, che è l’anno di morte di Costantino. Ed è probabile che venga ricordato Costantino vincitore nel 312 d.C. su Massenzio a Ponte Milvio, visto che fu quella la vittoria che aprì a Costantino la strada per diventare Imperatore.

Il testo dell’iscrizione è il seguente:

D(omino) N(ostro) Imp(eratori) Caes(ari)
Flavio Valerio
Costantino divo
felici invicto
augusto
cons(uli)
p(ublice) d(ecreto) d(ecurionum)
Al nostro Imperatore Cesare
Flavio Valerio
Costantino divino
felice invitto
augusto
console
pubblicamente per decreto dei decurioni

È un testo molto chiaro, tipico delle iscrizioni imperiali, in cui è interessante la formula finale PDD (pubblicamente per decreto dei decurioni), in cui si fa riferimento alla suprema magistratura dei municipia, quella dei decurioni, i senatori locali, che con decreto pubblico, nell’esercizio della loro facoltà amministrativa, hanno voluto questo monumento di omaggio all’imperatore.

Sul piedistallo si possono notare delle fossette, che in realtà altro non erano che i punti di attacco dove si mettevano delle gracche di ferro bloccate dal piombo, per fissare al piedistallo la statua che doveva sorreggere. Si può pensare che fosse una statua di Costantino, testimonianza ulteriore di come i municipia fossero allineati al potere centrale, e omologati, anche nelle modalità celebrative, all’ideologia dettata dall’Urbe.