Le evidenze archeologiche

Un’epigrafe rustica

Epigrafe rustica

FILIO SATURNI-
NO HERCULANIA MA [TER]
VENEAM FECIT
SECUTUS EST PA [TER]
ESU (EIUS) IN MORTE DI-
E SEXTO ...
Al figlio Saturnino
la madre Herculania
fece un’indulgenza
seguì il padre
sei giorni dopo la sua morte.

Quest’epigrafe funeraria è stata recentemente rinvenuta in località Serro di Renna, in una villa rustica di età imperiale, al di fuori della rocca, dove sono stati ritrovati anche frammenti di laterizi e una pregevole meridiana in calcare ora conservata al Museo del Parco Archeologico; è un’epigrafe che si distingue dalle altre poiché la sua lettura suscita grande impressione sul piano umano.

Per via del tempo il reperto non si trova in condizioni ottimali, ma già in origine l’esecuzione del lavoro sul blocco di calcare era stata grossolana, rozza. Il costo dell’opera, senza dubbio molto basso, era quello che poteva permettersi la povera madre Herculania, che incaricò un maldestro lapicida di scolpire una veneam (indulgenza) per seppellire il figlio Saturnino, seguito da suo padre nella morte dopo appena sei giorni. Il secondo lutto che colpì la famiglia rese necessario l’inserimento di un’aggiunta, a partire dal terzo rigo, dal momento che la disgrazia improvvisa e le condizioni economiche non consentivano una seconda lapide: per ragioni di spazio non fu possibile, così, nemmeno inserire il nome di questo povero pater! L’estrema modestia del cippo, rinvenuto in prossimità di una villa rustica, richiama l’origine servile e la povertà della famiglia, che era molto probabilmente schiava in una delle numerose ville rustiche che si trovavano nel territorio.

A rafforzare questa ipotesi sono anche i nomi Saturnino e Herculania, che non rispettano il sistema dei tria nomina (si tratta quindi di personaggi di basso livello sociale); nonostante questo Herculania non ha rinunciato ad un atto di pietas verso i suoi cari, dedicando loro un’iscrizione.

Al di là dell’interesse epigrafico questo reperto è anche una testimonianza della vita al di fuori della rocca, nel contado del municipium che, come sappiamo, era molto più abitato del centro vero e proprio.