La vita nel Municipium di Compsa

La vita quotidiana

Ricostruzione ipotetica del foro di età imperiale
(Arch. D'Amato e Di Blasio)
in "Compsa tra Irpini e Romani", V. Di Giovanni

I reperti rinvenuti durante gli scavi del Parco Archeologico di Conza sono davvero utili per ricostruire la vita quotidiana dell’antica Compsa. Innanzitutto per arrivare alla rocca occorreva salire attraverso un varco della cinta muraria, dove era presente la porta urbica che segnava quasi una linea di divisione tra città e campagna. Qui bisognava superare i controlli delle guardie per poi entrare nel meraviglioso scenario del foro: dalla pavimentazione, alle statue, alle iscrizione onorarie, agli edifici pubblici, ai luoghi di culto dobbiamo immaginarci una piazza vivace e un modello, ovviamente molto in piccolo, dell’urbs. L’ingresso di ogni edificio pubblico aveva portali sorvegliati da uscieri e in questi edifici si svolgevano le pratiche più varie, come il censimento, il controllo dei pesi e delle misure, le registrazioni di nascite e decessi, proprio come degli uffici comunali attuali.

E non mancavano le scuole, dove i maestri (ludimagistri) erano stipendiati direttamente dai genitori dei ragazzi che partecipavano alle lezioni. Durante l'età imperiale i bambini erano inizialmente affidati al cosiddetto litterator (pedagogo), che insegnava a leggere e scrivere, per poi passare ad altri maestri per perfezionare ciò che avevano imparato.

Possiamo immaginare i decurioni e i magistrati a passeggiare nell’area forense indossando una toga orlata di porpora, secondo la moda romana. E bisogna immaginare questa passeggiata come un momento di svago, un modo con cui ci si poteva allontanare dal lavoro, trascorrendo il tempo tra il negozio degli uffici e l’ozio delle terme.

All’interno della città erano presenti botteghe artigiane ed empori che soddisfacevano le esigenze dei residenti (per quanto ne sappiamo erano pochi i residenti; finora sono state rinvenute poche tracce di dimore private dagli scavi del parco archeologico e si ipotizza che la popolazione urbana fosse un terzo di quella rustica).

Nei momenti di tempo libero dagli affari e dagli impegni, i cittadini erano soliti recarsi all’anfiteatro, collocato nella parte alta della città, dove in occasione di eventi importanti si svolgevano combattimenti di gladiatori (ludi gladiatorii) e spettacoli, che attraevano davvero tanti spettatori. La struttura dell’anfiteatro era formata dalla cavea (dove si sedevano gli spettatori) e dall’arena (dove si svolgevano i diversi spettacoli). L’anfiteatro era in grado di ospitare tutta la popolazione e anche i cittadini provenienti da centri vicini.

Come ulteriore luogo di divertimento e di socializzazione vi erano senza dubbio le terme, che a partite dal II secolo a.C. diventarono sempre più importanti nella società romana.

Completamente diversa, invece, era la vita al di fuori delle mura della città, dove non erano presenti monumenti e palazzi, ma dove il territorio era disseminato di villae rustiche (una sorta di piccole aziende agricole).

Meridiana in pietra calcarea proveniente
da villa rustica in contrada Serro di Renna.

Era una vita basata sull’agricoltura e sull’allevamento, una vita che seguiva i ritmi della natura, al massimo scandita da una meridiana, un orologio solare, di cui, peraltro, è stato trovato un esempio in pietra calcarea in una località nei dintorni, Serro di Renna (ora la meridiana è conservata nel Museo del Parco archeologico). I fattori, a cui i proprietari terrieri affidavano la gestione delle attività, vivevano in piccole abitazioni e lontano da queste c’erano delle capanne nelle quali vivevano i servi, vicino alle stalle.

Principalmente si allevavano buoi, indispensabili per lavorare i campi, cavalli (sappiamo che la razza di cavalli irpini era abbastanza rinomata) e pecore (che fornivano latte e lana). L’agricoltura invece era fondata sulla coltivazione di cereali, fieno, vino e olio, insomma i tipici prodotti mediterranei.

Era quindi evidente la distinzione tra rocca e territorio, tra la vita dentro le mura e fuori le mura, tra città e campagna: una distinzione che ha caratterizzato per secoli, e forse caratterizza ancora, l’identità di questi luoghi.