La vita nel Municipium di Compsa

Culti e tradizioni

È importante sottolineare l’importanza dei santuari e delle compagini sociali ad essi collegate nella società irpina ed in generale in tutto l’universo cultuale osco. I santuari fungono da centri di aggregazione culturale, politica ed economica e sono luoghi di accentramento e redistribuzione delle risorse, alternativi, addirittura, alla struttura urbana del territorio (che in Irpinia sembra coincidere con le fasi di più intensa influenza romana). I culti autoctoni, pertanto, sopravvissero alla romanizzazione: alcune divinità furono adattate, altre furono introdotte (ad esempio divinità latine o i divi imperatores), ma i luoghi di culto conservarono la propria religione, profondamente radicata nella società.

Uno dei culti più antichi è quello di Mefite, divinità ctonia venerata nella valle d’Ansanto, sede di un santuario molto importante in suo onore. L’etimologia del nome, di origine osca, rimanda sempre ad un culto delle acque, o comunque un culto in cui sia presente l’elemento liquido. Probabilmente fa riferimento al lemma osco *mefiai corrispondente al latino medius, che la connota come divinità che sta nel mezzo, tra la vita e la morte, tra il cielo e la terra: l’acqua. Addirittura la sua posizione presso le sorgenti vulcaniche della Valle d’Ansanto la rende, secondo alcuni, una delle porte dell’Ade (sotto la protezione del Dis Pater): le acque sulfuree furono reputate come manifestazione del divino; peraltro spesso Mefite era invocata per esaudire preghiere di salute e fecondità. I numerosi oggetti votivi ritrovati dimostrano che il sito era visitato da molti pellegrini. I Romani affiancarono Venere a Mefite, divinità femminile che con la prima condivideva alcune caratteristiche, soprattutto in riferimento all’idea di generazione e di fecondità. La sovrapposizione dei due culti è ben documentata a Pompei, dove sul tempio di Mefite fu edificato quello di Venere. Qualcosa di analogo potrebbe essere accaduto nel territorio Irpino, dal momento che nei pressi del foro di Compsa è stata rinvenuta un’epigrafe votiva in onore di Venere, la cui interpretazione fa pensare alla presenza di un tempio in onore della dea, che probabilmente era localizzato nel centro urbano e che potrebbe essersi sovrapposto - ma è solo un’ipotesi - a qualche originario tempio per Mefite.

Un altro culto autoctono ci viene reso noto da Livio, che racconta, tra gli episodi successivi alla disfatta di Canne (24, 44, 8-9), di un enorme strepito d’armi udito nel tempio di Giove Vicilino, che si trovava in agro compsano, nel territorio, cioè, di Compsa. L’aggettivo Vicilino richiama il termine vicatim, presente sempre in Livio per indicare il tipo di insediamento sannitico, in vici, ossia in villaggi. Si ipotizza che questo tempio potesse essere ubicato in un luogo importante, forse nei pressi del frequentato valico della Sella di Conza.

Nel territorio limitrofo di Pescopagano è stata trovata un’iscrizione che Caio Bebio Lupolo ed il figlio dedicarono al dio Silvano, dio dei boschi. La gens Baebia, di probabile origine autoctona, era una delle famiglie facoltose di Compsa e probabilmente traeva una consistente fonte di reddito dall’attività agricolo-pastorale: l’epigrafe votiva si giustifica, evidentemente, con questo tipo di economia.

Un culto allotrio fu quello della Magna Mater: la sua presenza è riportata da un’iscrizione che celebra un plurimagistrato che vanta fra le sue cariche di essere uno dei membri del collegio sacerdotale della Matris deum, ovvero la Grande Madre Cibele. Si tratta di un culto promosso in particolare dall’imperatore Antonino Pio: il fatto che a Compsa si praticasse a marzo un ciclo di feste in onore di tale dea ci fa capire che la comunità municipale approvava e rispettava la politica, anche religiosa, del potere centrale.

Non sappiamo con certezza se nell’età imperiale Conza fosse sede di una comunità cristiana, però, visto che nel 743 si registra la partecipazione del vescovo Pelagio al Concilio, è plausibile ipotizzare che una diocesi a Compsa sia stata creata prima di tale anno.