La storia del luogo

L’istituzione del municipium

Immaginiamo che la città arrivi fino alla fine dell’età repubblicana continuando a miscelare il proprio corpo civile italico con gli arrivi di coloni che forse già dagli inizi del II secolo, ma poi sicuramente in età graccana, alla fine del II secolo, integrarono le popolazioni locali.

Anche nel periodo dei Gracchi la situazione per Compsa non migliora, perché gli Italici, e quindi gli Irpini, sono esclusi dalle distribuzioni in quanto privi di cittadinanza romana: in realtà è una sorta di pulizia etnica quella perpetrata dai Romani, che tra l’altro determina, a livello economico, il passaggio da un nomadismo pastorale ad un’agricoltura di tipo stanziale.

Inoltre, gli effetti della crisi economica si fanno sentire e alimentano un sentimento di rivalsa antiromana che sfocia nella guerra sociale (91-87). I Sanniti Irpini, ad esempio, sono costretti, in quanto socii, a fornire doppie truppe senza alcun beneficio in cambio, e persino lo storico filoromano Velleio Patercolo parla della loro come di una iustissima causa! Velleio è di origini irpine ed è discendente della famiglia dei Magii di Aeclanum, i quali probabilmente, membri eminenti (principes) della comunità irpina, come già visto nel caso dei Mopsiani, serbavano il legame di fedeltà con Roma. Proprio Velleio Patercolo ci fornisce una notizia sulla caduta della città alla fine della guerra sociale.

Vell. II, XVI, 2
Neque ego verecundia domestici sanguinis gloriae quidquam, dum verum refero, subtraham: quippe multum Minatii Magii, atavi mei, Aeculanensis, tribuendum est memoriae, qui nepos Decii Magii, Campanorum principis, celeberrimi et fidelissimi viri, tantam hoc bello (italico) Romanis fidem praestitit, ut cum legione, quam ipse in Hirpinis conscripserat, Herculaneum simul cum T. Didio caperet, Pompeios cum L. Sulla oppugnaret Compsamque occuparet.
“Né io tacerò qualcosa per modestia nei confronti della gloria della mia famiglia, mentre riferisco la verità: effettivamente molto è da attribuire alla memoria di Minazio Magio, mio avo della città di Aeclanum, il quale, nipote di Decio Magio - princeps dei Campani, uomo celeberrimo e fedelissimo - dimostrò una tanto grande fedeltà ai Romani in questa guerra (italica) che, con una legione che di persona aveva arruolato tra gli Irpini, conquistò Ercolano con T. Didio, espugnò Pompei con L. Silla ed occupò Conza.”

Minatio Magio fu così fedele al senato romano da allestire, durante la guerra sociale, una legione irpina che, combattendo al fianco dei Romani, “pacificò” alcune zone della Campania e, da sola, occupò Conza: i legionari “occuparono”, non “distrussero” Conza, come precisa la fonte per le altre città. È evidente che l’operazione fu fatta con cautela in modo da eliminare solo i seguaci della fazione avversaria e non disturbare il resto dei cittadini rimasi fedeli al senato di Roma ed al dittatore Silla.

Così alla fine della guerra sociale Compsa diventa municipium, ascritto alla tribù rustica Galeria, come molti dei centri irpini (solo il municipium di Aeclanum viene ascritto alla tribù urbana Cornelia, forse in segno di riconoscenza per la scelta di campo filoromana della gens Magia-Velleiana). I cittadini romani residenti in città esercitano il loro diritto votando nella loro tribù.

Ormai l’identità etnica irpina viene persa, in cambio della civitas romana, concessa da Mario. I fautori di Mario, a lui riconoscenti per questa concessione, saranno però ferocemente repressi - e trucidati in modo esemplare nel campo Marzio - durante la guerra civile contro Silla e le loro terre verranno confiscate a vantaggio dei partigiani di Silla.

Nel nostro territorio i municipi istituiti sono 4: Aeclanum, Aquilonia, Abellinum, Compsa, che disegnano una sorta di quadrilatero di contenimento e controllo per la fiera tribù di questi Irpini, benché ormai divenuti cittadini Romani.

Compsa diventa una città romana con le sue caratteristiche di centralità gestionale del territorio che la circonda e che nel nostro caso doveva essere piuttosto vasto (in un certo senso inversamente proporzionale allo sviluppo spaziale della città, che era invece piuttosto angusto), territorio essenzialmente montano con larghe fasce vallive irrigue dove erano poste le ville (se ne ipotizzano almeno 6-7) e le fattorie a conduzione agricola.

L’ultimo evento di rilievo per la Compsa romana è la ripartizione augustea in regioni, che segna il distacco definitivo dell’Irpinia dal Sannio: l’Irpinia viene infatti assegnata alla regio II (Puglia-Calabria) e Compsa mantiene il suo stato di municipio, sempre ascritto alla tribù rustica Galeria; il Sannio viene invece attribuito alla regio IV (Campania-Lazio).

Quello che in seguito, nel periodo imperiale, si registra nella storia di Compsa è il progressivo processo di omologazione politica alla linea e alle direttive imperiali, con le conseguenti ricadute a livello burocratico, oltre che urbanistico e monumentale, che poi sono, queste ultime, le evidenze del Parco archeologico!