La storia del luogo

La Compsa romana: la testimonianza di Livio

La prima menzione che abbiamo di Compsa e degli Irpini nelle fonti letterarie romane è quella di Livio, che parla di eventi successivi alla sconfitta di Canne nella seconda guerra punica.

Ab urbe cond., 23, 1, 1-3
Hannibal post Cannensem pugnam [castraque hostium] capta ac direpta confestim ex Apulia in Samnium moverat, accitus in Hirpinos a Statio [Trebio] pollicente se Compsam traditurum. Compsanus erat Trebius, nobilis inter suos; sed premebat eum Mopsiorum factio, familiae per gratiam Romanorum potentis. Post famam Cannensis pugnae volgatumque Trebi sermonibus adventum Hannibalis cum Mopsiani urbe excessissent, sine certamine tradita urbs Poeno praesidiumque acceptum est.
“Annibale dopo la battaglia di Canne (e) la presa e il saccheggio (degli accampamenti dei nemici) si era subito messo in marcia dall’Apulia alla volta del Sannio, fatto venire nel territorio degli Irpini da Statio (Trebio) che gli prometteva di consegnargli Compsa. Trebio era di Compsa, illustre tra i suoi, ma lo schiacciava il partito dei Mopsii, famiglia che doveva il suo potere al favore dei Romani. Poiché, in seguito alla notizia della battaglia di Canne e dopo che le chiacchiere di Trebio avevano diffuso la voce dell’arrivo di Annibale, i Mopsiani se n’erano andati dalla città, senza combattere questa fu consegnata al Cartaginese e vi fu accolto un presidio”.

La carenza di fonti che citino specificamente gli Hirpini (e tantomeno i Compsani) fu dovuta al fatto che, all'inizio, i Romani non distinsero tra i popoli con cui si scontrarono nella loro discesa nell'area Sannita-Hirpina, concependo le varie tribù nemiche come un unico popolo, in ciò indotti in errore dal fatto che esse parlavano tutte la stessa lingua, l'osco.

Solo in epoca successiva, una volta penetrati in territorio nemico, i Romani furono in grado di distinguere tra Pentri, Carruccini, Caudini, Frentani ed Hirpini. Inoltre, la prossimità della potente Compsa ai confini con la Lucania e l’Apulia, ingenerò un’ulteriore confusione, tanto che mentre Livio e Plinio ascrissero correttamente Compsa tra le città dell’Hirpinia, Tolomeo la considerò lucana, mentre il Liber Coloniarum la incluse nell’Apulia.

Di certo, comunque, gli Hirpini Compsani parteciparono alle tre Guerre Sannitiche (343-290 a.C.), inglobati come forza militare nella Lega sannitica; la loro tribù fu quella che più si oppose alle dure condizioni imposte dai vincitori. E ancora nella guerra dei Romani contro Pirro gli Irpini si alleano con il re epirota, per contrastare il progetto di espansione di Roma sulle ricche colonie italiote. Dopo la sconfitta di Maleventum (275 a. C) gli Irpini pagano un prezzo alto: perdono le terre e vengono isolati rispetto al resto del Sannio. Anzi, forse in questa fase Compsa divenne il centro dell’amministrazione irpina, una sorta di baluardo per controllare questa fiera tribù degli Irpini.

Poi notizie più specifiche si hanno, appunto, solo con Livio, e sono di nuovo notizie che ci danno il senso dell’insofferenza degli Irpini rispetto alla dominazione romana: alla fine del III secolo a.C., durante la seconda guerra Punica, la strategica posizione rivestita da Compsa, come baluardo a guardia della Valle dell'Ofanto, attrasse l'interesse di Annibale. Grazie al tradimento del nobile Compsanus Stazio Trebio - che aveva indotto in fuga la potente famiglia dei Mopsii, legata ai Romani -, Annibale occupò l'insediamento nel 216 a.C., dopo aver sconfitto i Romani nella battaglia di Canne. Vi depose i suoi beni ed il bottino di guerra ed ordinò al fratello Magone di muoversi con parte delle truppe, per poter prendere possesso delle città di quella regione che si fossero ribellate ai Romani e occupare quelle che non avevano intenzione di passare dalla sua parte.

Il passo di Livio descrive dunque le fasi di uno scontro politico all’interno della comunità irpina di Compsa, da Livio collocata tra l’Apulia ed il Sannio. Lo scontro avviene tra un singolo, un princeps, il cui prestigio era riconosciuto tra la sua gente, ed una factio, quella dei Mopsiani. Trebius Statius è nome tipicamente osco (sannitico), i Mopsi, invece, sono di antica origine egeo-anatolica e rappresentano un gruppo oligarchico fortemente conservativo, forse una famiglia sacerdotale con funzioni sacrali specifiche, garante pertanto dei rapporti con Roma. I Romani, non fidandosi dell’aristocrazia irpina, avevano appoggiato la fazione dei Mopsi, che Livio definisce potenti per gratiam Romanorum.

L’episodio di Trebio rivela lo spirito di indipendenza dei Sanniti-Irpini da ogni forma di sottomissione e mette in risalto l’importanza strategica e logistica della fortezza di Compsa, visto che Annibale, prima di proseguire verso Napoli, vi lasciò il ricco bottino di Canne e vi insediò una base operativa sotto il comando del fratello Magone.

Purtroppo, nel 214 a.C., a soli due anni dalla sollevazione, come ricorda Livio, Compsa venne riconquistata da Quinto Fabio Massimo, il Temporeggiatore, detto lo Scudo di Roma. I Romani punirono i Compsani ribelli privandoli di buona parte delle loro terre, che vennero confiscate nell'ambito del processo di redistribuzione delle terre verso il termine del II secolo a.C., in epoca graccana.